Chi siamo

 Comitato Roraima Onlus

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Il Comitato Roraima è nato nel 2000 ed ufficialmente presentato nel 2002. E diventato Onlus nel 2006 ed è iscritto alle liste del 5 per mille. Lavora a fianco delle popolazioni indigene del Brasile e dei poveri delle favelas con progetti di formazione e autosostentamento che nascono da esigenze locali e con referenti che operano in loco.

Cariche sociali:
Presidente: Giacone Roberto
Vice presidente: Marinetti Carla
Segretario: Miglietta Carlo
Tesoriere: Tuscano Vincenzo
Membro aggiunto: Saporito Fausto

Soci fondatori: Pagliero Giovanni, Giacone Roberto, Miglietta Carlo, Bruschini Fabiana, Perrino Luigi, Barone Clotilde, Tuscano Vincenzo, Guglielminetti Paolo, Caruso Antonina, Naretto Anna Maria, Maiullari Antonia, Davoli Rosina, Fiorio Valentino, Marinetti Carla, Ricciardi Giuseppina, Fico Carmelina, Megardi Maria Rita, Zaccaria Silvia, Di Corso Francesco,D'Orio Antonella, Sabatini Silvano.

Statuto del Comitato Roraima Onlus

Atto costitutivo

Iscrizione Anagrafe delle Onlus


Un po’ di storia....

Secondo gli storici, quando, nel 1500, il navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral arrivò sulle coste del Brasile, nell'intero Paese c'erano almeno 1.000 popoli indigeni diversi, per un totale di circa 5 milioni di persone.

Oggi, in tutto il Brasile, gli indios sono poche centinaia di migliaia. Un testo del Ministero dell'educazione brasiliano "Gli Indios in Brasile", edito nel 1999, riporta tre differenti stime. Per l'Isa, l'Instituto Socioambiental, gli indios sono 280.000; per la Funai, Fundação Nacional do Índio, l'ente governativo che si occupa delle popolazioni indigene, sono 329.000; per il Cimi, il Consiglio indigenista missionario, un organo annesso alla Conferenza episcopale brasiliana, sono invece 360.000. Proprio il Cimi ha pubblicato, lo scorso ottobre, un nuovo dettagliato studio secondo il quale, in Brasile, gli indios sarebbero 510.000, suddivisi in 225 differenti gruppi etnici che parlano 180 lingue diverse tra loro: 358.300 continuano a vivere nelle terre degli avi e 150.800 si sono spostati in città. Sulla base di rilevazioni giudicate attendibili, il Cimi rende infine noto che circa 900 indios sono tuttora "isolati", giacché non hanno mai avuto stabili contatti con i bianchi. Alcuni di essi, una trentina, sono stati "scoperti" qualche settimana fa vicino al fiume Jutai, nella parte più occidentale della foresta amazzonica brasiliana, quasi al confine con il Perù e la Colombia. (Alberto Chiara)

Il 31 gennaio 2002 veniva presentato ufficialmente il Co.Ro. con una tavola rotonda presieduta da Alberto Chiara, giornalista e con la partecipazione di Monsignor Aldo Mongiano, Padre Silvano Sabatini, L'antropologa Silvia Zaccaria e il dottor Carlo Miglietta. Particolarmente gradita è stata la partecipazione in sala del vicesindaco di Torino Calgaro e di alcuni assessori che hanno portato il saluto della giunta consiliare. Questa serata è stata una tappa importante per il Comitato Roraima che ha voluto presentare alla città il problema delle popolazioni indigene brasiliane ed in particolare dei popoli Macuxi, Yanomami, Wapichaha dell'area di Roraima. Il nostro interesse per i fratelli indigeni brasiliani è nato dopo che alcuni di noi hanno avuto la possibilità di conoscerli direttamente durante un viaggio in Brasile. Immediatamente è nata la convinzione di dover collaborare con questi fratelli per aiutarli ad avere un'indipendenza culturale e ambientale, peraltro sancita dalla Costituzione Brasiliana e mai applicata. Con il passare del tempo la situazione si è ulteriormente complicata con l'insediamento di un plotone dell'esercito brasiliano che ha costruito una caserma in piena area indigena. Le pressioni internazionali non hanno potuto impedirne la costruzione ma sono riuscite a limitarne lo sviluppo e la protesta delle popolazioni locali ha impedito la costruzione della pista di atterraggio, peraltro indispensabile all'operatività della caserma perché in piena foresta amazzonica non esiste altro mezzo valido di locomozione.
Attualmente collaboriamo con associazioni che si propongono il nostro stesso fine, sia italiane che internazionali, per continuare la pressione sul governo brasiliano perché i diritti delle popolazioni indigene vengano finalmente rispettati. L'elezione in Brasile di LULA ci riempie di speranza perché ripetutamente ha preso posizione a favore dei diritti degli indigeni e la nomina di alcuni ministri apertamente schierati conforta le nostre ipotesi.

 


Carissimi,

è passato un anno da quando il 15 aprile 2005 il Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha “omologato”, cioè riconosciuto di diritto degli indigeni, il territorio Raposa Serra do Sol, imponendo per legge l’espulsione degli occupanti, ma la situazione a Roraima non è per nulla mutata. I bianchi non se ne sono andati, anzi hanno inasprito la violenza contro gli indigeni: il 17 settembre 2005 hanno incendiato la Missione di Surumù, con il Centro Indigeno di Formazione e Cultura; hanno distrutto le comunità Jawari, Homologaçao, Brilho do Sol, hanno bruciato case in Nova Vittoria, i recinti  per gli animali della comunità Tai Tai e Insikiran.
I risicoltori hanno invaso le terre indigene
Raposa Serra do Sol per la monocoltura del riso. Le invasioni, accadute pur dopo la delimitazione dell’Area, stanno causando danni alla salute degli indios e all’ambiente delle comunità di Xiriri, Pedra do Sol e Sao Jorge, con l’utilizzo indiscriminato di agrotossici, lanciati dagli aerei, e con conseguente aumento delle morti per intossicazioni, di malattie gastroenteriche e cutanee e di aborti spontanei. L’invasione dei risicoltori, con l’avvelenamento dei corsi d’acqua, provoca altresì una moria di pesci e di uccelli.
Continua l’invasione dei garimpeiros, i cercatori d’oro e di minerali, nell’Area Yanomami e presso il rio Mau nell’Area Raposa Serra do Sol, invasione che provoca innumerevoli problemi sociali, ambientali e soprattutto sanitari, con una ripresa pesante della mortalità per malattie infettive. 
Continuano gli stanziamenti illegali di bianchi in aree indigene, riducendo così le terre per i nativi: la creazione del Municipio di Pacaraima a Saò Marcos ha determinato una presenza massiccia di invasori che hanno preso possesso del Morro Quiabo, devastando la foresta. 
Le terre indigene, poi, vengono trasformate in grandi discariche di rifiuti: il Municipio di Cantà sta depositando i rifiuti vicino al villaggio di Tabalascada, nella Regione Serra da Lua, i rifiuti di Pacaraima inquinano le sorgenti del rio Miang che bagna diversi villaggi di Saò Marcos e Raposa, il Municipio di Uiramutà con le sue discariche inquina il rio Mau.
Le monoculture di acacia mangium, importate dai commercianti di cellulosa, sono devastanti per l’ambiente: l’acacia assorbe molta acqua depauperando le riserve idriche, e le terre indigene Malacacheta, Tabalascada e Canauanim sono state compromesse al punto che i pochi corsi d’acqua ancora esistenti si stanno seccando; le api allevate nelle piantagioni di acacia attaccano gli indios nei loro lavori quotidiani.
Permangono impuniti i responsabili delle violenze antiindigene, mentre a livello legale sono state accolte diverse istanze per ritirare gli Indios dai loro territori. Ci scrive il Missionario della Consolata fratel Carlo Zaquini: “Gli stessi Missionari che lavorano in quella regione soffrono continue minacce e sono costretti ad agire nel modo piú prudente possibile per non lasciarci anche la pelle. Gli abusi e i crimini di ogni genere perpetrati contro gli indios, i loro difensori e i loro interessi, non sono puniti, e trovano un pulpito straordinario nei mezzi di comunicazione locali, con l'aiuto di quasi tutti i politici di Roraima. Chi non é contro gli interessi indigeni, per lo piú sta zitto per non essere preso pure lui di mira. É naturale che in un ambiente come questo ci si senta a disagio, indifesi, sospettosi un po’ di tutto e di tutti, e si finisca per diventare pessimisti; ma ci sono d'altra parte fatti e persone, specialmente una buona parte degli stessi Indios, che ci danno animo, ci caricano le batterie e ci aiutano a lottare”.
In questa grave situazione, ci sono infatti alcuni segni di speranza. E’ iniziata la ricostruzione del Centro di Surumù, e più di cento famiglie di Indios, quasi mille persone su un totale di diciassettemila presenti nell’area Raposa Serra do Sol, hanno deciso di trasferirsi là, pur essendo questa una zona brulla e non fertile, per difendere da nuovi attacchi, con un cordone di capanne, quella Scuola che essi considerano fondamentale per il loro futuro. 
L’OEA (Organizzazione Stati Americani) ha condannato il Brasile per violazione della giustizia e del diritto alla vita e alla libertà, e obbligato il Governo a porre, il 23 febbraio 2006, nella Piazza Centrale di Boa Vista, una targa ricordo in onore di Ovelário Tames, indio macuxi, della Comunità Cachoeirinha (Canaã), nella Raposa Serra do Sol, morto a diciassette anni nel 1988 nella Sede della Polizia di Normandia per le percosse subite dagli agenti locali, tutt’ora impuniti, uno dei quali nipote del Governatore di Roraima all’epoca dei fatti. Anche questo avviene per la grande pressione internazionale che anche noi stiamo contribuendo a costruire sul Governo del Brasile.
Il 10 marzo 2006, è stata inaugurata a Boa Vista, con una toccante Festa popolare, la sede di “Nos existimos”, che riunisce insieme gli indigeni e gli emarginati urbani e rurali, non più contrapposti dal Potere ma solidali nella lotta per i comuni diritti: tale sede è stata costruita con il nostro determinante contributo. 
I Popoli indigeni di Roraima stanno vivendo il loro Esodo verso la Terra Promessa, lottano per una Pasqua di libertà: non lasciamoli soli, ma sosteniamo il loro cammino, celebrando la Pasqua del 2006: i contributi, importanti oggi più che mai, possono essere versati sul c.c. 5153368 presso l'UniCredit Banca, Agenzia Torino Caboto, ABI 02008, CAB 01113, intestato a COMITATO RESTITUZIONE MISSIONARIA. Su www.giemmegi.org  potrete trovare ulteriori informazioni e documentazioni.
“Ciò che caratterizza il cristianesimo non è il parlare, il proclamare la resurrezione di Gesù, ma il praticarne la forza. C’è resurrezione  solo dove essa ha la forza di portare i credenti a reagire contro i mali del mondo. La parola di Pio XII: <<Il segno che Cristo è risorto è la resurrezione degli uomini>> vale ancor oggi” (B. Dreher). Buona Pasqua a tutti i Poveri di Roraima! Buona Pasqua a tutti voi che ne sostenete l’Esodo di liberazione!

             Carlo Miglietta

 con  il CO.RO. (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile) e il GMG (Gruppo Missionario Giovanile)


 

L’altra area del nostro intervento solidale è lo Stato di Espirito Santo, lo Stato più violento del Brasile, dove opera fratel Francesco d’Aiuto, Comboniano, con le sue meravigliose Cooperative per gli emarginati. Ci scrive: 

Carapina (Vitoria), 25/03/2006

Carissimi amici, pace  e bene nel Signore.

Oggi, quarta domenica di Quaresima, la liturgia ci invita a riflettere sulla necessitá di rinascere dall’alto, rinascere dall’acqua e dallo Spirito.
Spesso mi chiedo, anch’io come Nicodemo, che cosa significa rinascere dall’acqua e dallo Spirito, qui in Brasile, in mezzo ai poveri di Carapina. I poveri che vivono nelle favelas, senza lavoro o con un salario di miseria, i bambini di strada abbandonati e disprezzati da tutti che spesso finiscono nei carceri minorili, le vittime del narcotraffico e degli squadroni della morte, i senza tetto costretti a vivere sotto i viadotti, i senza terra costretti a migrare verso le periferie di grandi cittá, gli indios confinati a vivere in piccolissime riserve, privati del loro bene piú prezioso che è la terra …
  Non sono persone sfortunate, che non hanno avuto opportunitá nella vita. Sono il frutto della nostra societá. Una societá neoliberista, perversa, basata sulla concentrazione di rendita, estremamente individualista e violenta. Spesso mi chiedo: ci sará una soluzione a tutto questo? 
La soluzione ce la danno i poveri! La loro presenza è profezia! Profezia che denuncia il fallimento del sistema neoliberista che riesce a dare il benessere solo a pochi, escludendo la maggioranza. I poveri ci aprono gli occhi e ci dicono che la soluzione sta nella solidarietá, che non si puó piú rimanere a distanza, bisogna farsi prossimi, stare in mezzo a loro, soffrire con loro, prendersi cura, condividere con loro ció che abbiamo, condividere la nostra vita. Credo che sia questo il significato delle parole di Gesú: “Bisogna rinascere dall’acqua e dallo Spirito”. Lo si comprende nella misura in cui ci facciamo prossimi dei poveri e stiamo in mezzo a loro. Nicodemo sapeva molte cose, ma non riusciva a comprendere queste parole di Gesú, proprio perché viveva lontano dai poveri. Andava a trovare Gesú di notte per non essere visto dai colleghi, portava i profumi per la sepoltura di Gesú… Mi piace credere che dopo la resurrezione di Gesú anche lui abbia finalmente capito e sia diventato suo discepolo, rinascendo dall’acqua (Battesimo) e dallo Spirito (Pentecoste). 
Carissimi, mi unisco a voi in questa Quaresima, nelle liturgie e nelle preghiere, nella solidarietá e nell’amicizia, per chiedere a Dio Padre che ci aiuti a rinascere, ogni giorno, dall’acqua e dallo Spirito, che ci aiuti ad amare come Lui ci ha amati dandoci Gesú, affinché avessimo la vita eterna.
La Coonfex (Cooperativa tessile) sta lavorando molto, la Coopesca (Cooperative dei Pescatori) anche, stiamo dandoci da fare per riaprire la Cooperativa di prodotti biologici “O Broto” (“Il Germoglio”), dovremmo riprendere a pieno le attivitá verso la metá di maggio. Vi terró informati. 
Tutte le persone coinvolte nel Centro dei Diritti Umani e nelle cooperative che state aiutando, mi incaricano di ringraziarvi e mandano a tutti un caro saluto augurando buona Pasqua.
Vi chiedo una preghiera particolare per i poveri di qui, specialmente coloro che sono coinvolti nei nostri progetti di cooperative, affinché non si stanchino di lottare per un mondo diverso, piú giusto e solidale.
Vi ringrazio tutti, per la sensibilitá e generositá che avete sempre avuto con me e con i poveri, grazie di cuore, Gesú Risorto vi benedica e vi faccia crescere nella comunione e nell’amore.
Vostro per sempre

Fratel Francesco D’Aiuto (Chico)